Il titolo in tedesco significa sono tornato dalle vacanze e il motivo per questa scelta linguistica è semplice: ho trascorso due settimane in quel del Südtirol a Jenesien o San Genesio Atesino che dir si voglia, un piccolo comune sopra a Bolzano (nel vero senso della parola, sia latitudinalmente che altitudinalmente con i sui 1087 m s.l.m. del centro) di poco più di 2800 anime in cui il 97% della popolazione si dichiara madrelingua tedesca. In Alto Adige quasi il 70% della popolazione si dichiara di madrelingua tedesca e del resto fino a nemmeno 90 anni fa erano effettivamente austriaci, quindi non c’è da stupirsi anche se inizialmente fa un po’ effetto, soprattutto quando si incontra qualcuno che fa veramente fatica a mettere insieme due parole in italiano. Però questa è la loro cultura e la si deve rispettare.
Se per le mie vacanze estive dovessero chiedermi mare o montagna? risponderei con montagna, quasi senza esitazioni. La montagna d’estate mi piace, mi rilassa e offre panorami eccezionali e sempre diversi. Il mare (inteso come andare in spiaggia a oziare, fare il bagno e infine sentire le urla spesso assordanti dei bambini) mi annoia e il suo orizzonte piatto e insignificante di certo non aiuta, riesco a godermelo al massimo 3 giorni in compagnia di amici a fare cavolate ma sinceramente non la considero come una vacanza. De gustibus non disputandum est.
E così, come detto, eccomi in Sud Tirolo a girare per valli e a godermi un po’ di fresco. Jaufenpaß (Passo di Monte Giovo), Penser Joch (Passo di Pennes) e Reschenpaß (Passo di Resia) sono i valichi alpini attraversati. Pochi ma buoni. Il Passo di Pennes, forse per colori e un po’ per conformazione, mi ha ricordato seppur vagamente una vecchia conoscenza lombarda ai confini elvetici dei Grigioni, ovvero il Passo dello Spluga. Con il Passo di Resia invece sono riuscito a togliermi una vecchia fissa: vedere di persona il campanile romano di Curon, quello semi-sommerso dalle acque dell’artificiale Lago di Resia in alta Val Venosta, spesso soggetto di fotografie molto suggestive ma la cui storia è diametralmente opposta alla bellezza degli scatti che tante volte lo hanno immortalato. Potete trovare anche le foto di ieri e di oggi e gli scatti che raccontano la distruzione, lenta ma inesorabile, di Curon vecchia prima del definitivo allagamento.
Non solo montagna ma anche qualche passeggiata nelle cittadine. Il centro storico di Bolzano è carino, ma con tutta la buona volontà non riesce proprio a battere quello di Merano. Il suo duomo, se può incuriosire per la strenazza del campanile, all’interno è talmente scuro da far quasi fatica a vedere cosa c’è dentro. Vipiteno è piccola ma tranquilla, inoltre c’è un caffè-ristorante-hotel-ditutto in una costruzione antica dove fanno un gelato che è la fine del mondo (ne danno tanto ed è buono ma a prezzi con cui qui a Milano se va benne danno tipo 3 palle di gelato in coppetta “al gusto di” e non “fatto con”). Breve visita anche a Bressanone che però non mi ha colpito particolarmente a parte il duomo visto dall’esterno e, anche se per motivi ben diversi, il prezzo del parcheggio da 6.80€ per 3 ore. Merano invece è Merano, con i suoi portici e le case in stile è austriaco-bavarese è forse la città più caratteristica della zona e meriterebbe anche una visita invernale. Incursione anche in quel di Trento: in Trentino, per cui in Italia direbbe qualcuno… e sinceramente non gli darei nemmeno torto, la prima cosa vista sono state scritte sui muri e cartacce o bottigliette per strada, rarità nei centri urbani e nei paesi dell’Alto Adige che ho visitato. A parte questo la città mi ha un po’ deluso, mi aspettavo qualcosa di meglio ma la Piazza Dumo e uno scorcio del Castello del Buonconsiglio sono stati a mio parere gli unici punti veramente caratteristici della città, che però ho visitato veramente di sfuggita per cui potrei anche sbagliarmi.
I dintorni, in Trentino così come nell’Alto Adige, sono letteralmente costellati da abbazie, chiese e castelli di tutti i tipi, dimensioni ed epoche. Basta vedere solamente l’elenco di quelli presenti in provincia di Bolzano per rendersene conto. Il più vicino al mio “campo base” è Castel Roncolo, ben visibile tra l’altro dall’alto della funivia che collega San Genesio Atesino a Bolzano e facilmente raggiungibile da quest’ultima lungo un breve sentiero che parte da una fermata della circolare linea dell’autobus 12. Un’altra caratteristica di tutta la regione sono le sterminate piste ciclabili che rendono percorribile quasi tutta la regione in bicicletta partendo da Brennero nell’alta Val d’Isarco o da Resia nell’alta Val Venosta scendendo verso Bolzano per poi proseguire verso Trento arrivando infine ai confini con il Veneto. Insomma c’è talmente tanto che probabilmente non basterebbero 6 mesi di visite serrate per vedere tutto.
Quasi sicuramente tornerò in Sud Tirolo e quasi sicuramente lo farò con una macchina fotografica digitale nuova e decente (anche in previsione del viaggio in Giappone rimandato ormai una quantità innumerevole di volte). Ma siccome la pacchia è ormai finita, prepariamoci al ritorno alla vita quotidiana…